Running Economy: migliorare l'efficienza della corsa e le forze frenanti

Quando corriamo, il movimento non è una semplice successione di spinte in avanti. Secondo il modello biomeccanico "spring-mass" descritto da Blickhan, ogni arto inferiore si comporta come una molla: durante il contatto con il terreno accumula energia elastica e la restituisce nella falcata successiva.

Per questo motivo la corsa può essere interpretata più come una serie di piccoli balzi in avanti che come una continua azione di spinta.

La capacità di immagazzinare e riutilizzare energia elastica è uno degli elementi fondamentali della Running Economy, ovvero l'efficienza energetica della corsa. A velocità costante, il consumo di ossigeno (VO₂) serve principalmente a compensare l'energia dispersa ad ogni appoggio, mentre una parte significativa dell'energia meccanica viene recuperata grazie alle strutture muscolo-tendinee.

Gli atleti più allenati e tecnicamente evoluti riescono a sfruttare in modo particolarmente efficace questo meccanismo.

Le tre fasi del contatto al suolo

1. Touch Down (ammortizzazione)

È il momento in cui il piede entra in contatto con il terreno. Le forze di reazione al suolo determinano una lieve decelerazione del centro di massa mentre il sistema muscolo-tendineo si carica di energia elastica.

2. Full Support (sostegno)

Il centro di massa si trova sopra il punto di appoggio. In questa fase si osserva lo scambio degli arti inferiori: l'arto avanzante aumenta la flessione dell'anca mentre l'arto controlaterale completa la fase di sostegno.

La "molla" raggiunge il massimo livello di compressione e accumulo energetico.

3. Toe Off (estensione)

L'arto posteriore estende anca, ginocchio e caviglia. L'energia accumulata viene restituita contribuendo all'avanzamento e alla successiva fase di volo.

Oscillazione verticale: energia utile o dispersione?

Durante la corsa il centro di massa non si sposta soltanto in avanti ma oscilla anche verticalmente. Questo movimento viene misurato dai moderni sensori inerziali e riportato, ad esempio, come "Oscillazione Verticale" nei dispositivi Garmin.

Una certa oscillazione è inevitabile, ma un eccesso rappresenta energia dispersa che non contribuisce alla progressione orizzontale.

Per questo motivo gli atleti più efficienti tendono a contenere il movimento verticale del corpo, riducendo il costo energetico della corsa.

Come ridurre le forze frenanti

La fase di appoggio rappresenta inevitabilmente un momento frenante. L'obiettivo non è eliminarlo, ma minimizzarne gli effetti.

Gli atleti più efficienti condividono generalmente tre caratteristiche:

  • ottima estensione dell'anca nella fase finale della spinta;

  • appoggio del piede vicino alla proiezione del centro di massa;

  • ridotta oscillazione verticale.

Questi aspetti diventano ancora più importanti all'aumentare della velocità e con tempi di contatto al suolo sempre più brevi.

Tallone o mesopiede?

Circa l'80% dei runner utilizza un appoggio di tallone. Nonostante il dibattito scientifico sia ancora aperto, le evidenze attuali non consentono di identificare un appoggio universalmente migliore.

Forzare il passaggio a un appoggio di mesopiede, specialmente utilizzando scarpe a basso drop, può aumentare il rischio di infortunio se non accompagnato da un percorso di adattamento graduale.

Più che concentrarsi esclusivamente sul punto di appoggio, potrebbe essere utile focalizzarsi sulla riduzione delle dispersioni energetiche.

Le ricerche suggeriscono infatti che accorciare la distanza tra il punto di contatto del piede e il centro di massa possa contribuire a:

  • ridurre le forze frenanti;

  • limitare l'oscillazione verticale;

  • migliorare l'efficienza meccanica della corsa.

In sintesi

Se vuoi migliorare la tua economia di corsa:

  • appoggia il piede più vicino possibile al centro di massa;

  • completa efficacemente l'estensione dell'anca nella fase di spinta;

  • limita l'oscillazione verticale;

  • aumenta leggermente la frequenza del passo se necessario;

  • utilizza attivamente le braccia per controllare le rotazioni del tronco.

Piccoli miglioramenti tecnici possono tradursi in una riduzione del costo energetico e in una corsa più efficiente, soprattutto sulle lunghe distanze.

Correre di più non sempre significa correre meglio

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(Blickhan, 1989) The spring-mass model for running and hopping

(Sinclair, 2018) Acute Effects of Barefoot and Minimalist Footwear on Medial Tibiofemoral Compartment Loading During Running: A Statistical Parametric Mapping Approach

(Tam et al, 2016) Individual Responses to a Barefoot Running Program: Insight Into Risk of Injury

(Fletcher et al, 2008) Pose Method Technique Improves Running Performance without Economy Changes

(Kulmala et al, 2018) Running in highly cushioned shoes increases leg stiffness and amplifies impact loading

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