Perché un Commissario Tecnico è più bravo di un altro? La scienza svela il vero volto dell'allenatore vincente

Ogni volta che la Nazionale italiana di calcio attraversa un momento difficile, il dibattito si accende puntualmente attorno a una domanda: chi dovrebbe essere il nuovo Commissario Tecnico?

Si discute di moduli tattici, esperienza internazionale, curriculum, capacità di leggere le partite. Ma siamo sicuri che siano queste le qualità che distinguono davvero un grande allenatore dagli altri?

La risposta potrebbe sorprendere molti.

La ricerca scientifica degli ultimi anni racconta una storia diversa: le competenze tecniche sono indispensabili, ma ai massimi livelli non bastano. Quando tutti gli allenatori possiedono una preparazione eccellente, a fare la differenza sono soprattutto le qualità umane.

L'allenatore che guida una Nazionale

Essere Commissario Tecnico rappresenta probabilmente una delle sfide più complesse nello sport.

A differenza dell'allenatore di un club, il CT dispone di pochissimo tempo per costruire un'identità di squadra. Deve creare fiducia in pochi giorni, gestire atleti con personalità fortissime, prendere decisioni sotto la pressione di milioni di tifosi e mantenere lucidità anche quando tutto sembra crollare.

Non basta conoscere il calcio.

Bisogna saper guidare persone.

Le stesse considerazioni valgono per qualsiasi allenatore olimpico: quando il livello tecnico è elevatissimo, il vero vantaggio competitivo nasce dalla capacità di creare relazioni, trasmettere sicurezza e far emergere il massimo potenziale degli atleti.

La scienza conferma ciò che molti grandi allenatori hanno sempre sostenuto

Uno studio pubblicato nel 2021 dai ricercatori della Liverpool John Moores University ha analizzato le caratteristiche psicologiche di 36 allenatori olimpici di nuoto provenienti da diverse nazioni.

Nel complesso seguivano 169 nuotatori che avevano conquistato 352 medaglie olimpiche, di cui ben 155 d'oro.

I risultati sono stati estremamente interessanti.

Gli allenatori che avevano ottenuto i maggiori successi non erano necessariamente quelli più estroversi, più perfezionisti o più autoritari.

Presentavano invece caratteristiche comuni molto precise:

  • maggiore capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni;

  • elevata sensibilità verso gli stati emotivi degli atleti;

  • maggiore empatia;

  • atteggiamento collaborativo;

  • minori tratti narcisistici;

  • minore tendenza a manipolare le persone per raggiungere i propri obiettivi.

In altre parole, i migliori allenatori non erano quelli che imponevano la propria personalità, ma quelli capaci di mettere gli atleti nelle condizioni ideali per esprimersi.

Julio Velasco lo aveva spiegato con parole semplici

Forse nessuno ha descritto meglio questa realtà di Julio Velasco.

"Allenare non è una scienza, è un'arte. Ci sono contenuti scientifici, ma è un'arte. La parola chiave è equilibrio. Tu crei emozioni, non trasmetti solo nozioni. Se sei pessimista, fare l'allenatore è quasi impossibile."

In poche righe è racchiusa una delle più importanti lezioni sulla leadership sportiva.

L'allenatore non trasferisce soltanto informazioni tecniche.

Trasmette fiducia.

Costruisce convinzioni.

Gestisce paure.

Alimenta entusiasmo.

Le emozioni diventano parte integrante della prestazione atletica.

Vale anche nello sport giovanile

Questa riflessione assume un significato ancora più importante quando si parla di bambini e ragazzi.

Troppo spesso gli allenatori delle categorie giovanili cercano di imitare i metodi utilizzati nell'alto livello, dimenticando che le esigenze educative sono completamente diverse.

Nello sport giovanile l'obiettivo principale non è vincere un campionato.

È far crescere una persona.

Il rispetto delle regole, la collaborazione con i compagni, la puntualità, l'inclusione, la capacità di accettare una sconfitta e di imparare dagli errori rappresentano risultati molto più importanti del punteggio finale.

Una sconfitta può diventare una straordinaria occasione di apprendimento se l'allenatore possiede la sensibilità necessaria per trasformarla in esperienza.

L'intelligenza emotiva è una competenza allenabile

La buona notizia è che queste capacità non dipendono esclusivamente dal carattere.

Consapevolezza, autocontrollo, comunicazione efficace, ascolto ed empatia possono essere sviluppati attraverso un percorso di crescita personale e professionale.

Molti di questi aspetti trovano riscontro anche nelle pratiche di mindfulness, oggi sempre più utilizzate nello sport di alto livello per migliorare concentrazione, gestione dello stress e regolazione emotiva.

La vera domanda

Quando discutiamo di chi dovrebbe guidare una Nazionale, probabilmente ci concentriamo troppo su schemi di gioco e sistemi tattici.

Forse dovremmo iniziare a porci una domanda diversa.

Chi è davvero capace di guidare un gruppo di persone sotto pressione, creare fiducia, gestire le emozioni e far rendere ogni atleta oltre il proprio potenziale?

Perché, alla fine, il successo di un Commissario Tecnico non dipende soltanto da ciò che sa di calcio.

Dipende soprattutto da ciò che riesce a far emergere negli altri.

E tu cosa ne pensi?
Le competenze tecniche bastano per diventare un grande Commissario Tecnico, oppure sono la leadership, l'empatia e l'intelligenza emotiva a fare davvero la differenza? Scrivi la tua opinione nei commenti e condividi questo articolo con chi vive lo sport da allenatore, atleta o appassionato.

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Fonte:

Cook G.M., Fletcher D., Peyrebrune M. (2021). Olympic coaching excellence:

A quantitative study of psychological aspects of Olympic swimming coaches.

Citazione

Julio Velasco – intervista sulla leadership e sull'arte dell'allenare.

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