Se tuo figlio sogna di diventare Haaland… sei sicuro di non stare facendo l'errore più grande?
Il più grande errore che puoi fare non è allenare troppo tuo figlio.
È allenarlo troppo presto come un adulto
Negli ultime settimane il web parla continuamente di Erling Haaland. C'è chi attribuisce il suo successo alla genetica, chi al carattere, chi al famoso "metodo norvegese". Ma al di là del fenomeno mediatico, c'è una domanda che ogni genitore dovrebbe porsi.
Se tuo figlio sogna di diventare un grande calciatore, lo stai davvero aiutando a costruire il suo futuro… oppure stai inseguendo un risultato troppo presto?
La risposta, forse, non ti piacerà.
Il problema non è tuo figlio. Siamo noi adulti.
Ogni fine settimana migliaia di bambini scendono in campo.
Ogni fine settimana migliaia di adulti guardano soltanto il risultato.
Il gol.
L'assist.
La vittoria.
La classifica.
Ma un bambino di 8 o 10 anni non dovrebbe essere giudicato per quanti gol segna. Dovrebbe essere osservato per come si muove, come corre, come salta, come cambia direzione, come controlla il proprio corpo.
Perché prima nasce l'atleta.
Poi nasce il calciatore.
Far fare solo calcio è davvero la scelta migliore?
Questa è probabilmente la convinzione più diffusa.
"Se vuole diventare bravo, deve giocare solo a calcio."
Eppure la ricerca scientifica racconta una storia diversa.
I bambini che costruiscono un patrimonio motorio ricco, sviluppando coordinazione, equilibrio, rapidità, forza, mobilità e abilità generali, arrivano spesso all'adolescenza con basi decisamente più solide rispetto a chi ha dedicato tutta l'infanzia esclusivamente ai gesti tecnici del proprio sport. La specializzazione troppo precoce, inoltre, è associata a un maggior rischio di sovraccarico, burnout e abbandono dell'attività sportiva.
Allenare solo il gesto tecnico significa spesso trascurare ciò che, nel lungo periodo, farà davvero la differenza.
"Ma questi esercizi servono davvero?"
Quante volte un genitore osserva un allenamento e pensa:
"Perché fanno skip? Perché fanno balzi? Perché lavorano sull'equilibrio? Quando iniziano finalmente a giocare a calcio?"
È una domanda comprensibile.
Ma nasce da un equivoco.
Quello che sembra "tempo perso" è, in realtà, il miglior investimento sul futuro del giovane atleta.
Uno skip eseguito bene migliora la meccanica della corsa.
Un esercizio di equilibrio costruisce stabilità.
Un lavoro di forza a corpo libero o con elementi di pesistica adeguato all'età, prepara muscoli e tendini alle richieste future.
Un percorso coordinativo rende il movimento più efficiente.
Persino imparare a cadere e rotolare, come avviene nelle arti marziali, può ridurre il rischio di infortunio e migliorare il controllo del corpo nelle situazioni più dinamiche.
Sono competenze che non finiscono sul tabellino della domenica, anzi è facile perdere la partita.
Ma possono fare la differenza nella carriera di domani.
Il vero rischio è avere troppa fretta
In molti contesti si dedica un'enorme attenzione agli schemi di gioco, alle punizioni, ai calci d'angolo e ai moduli tattici quando il bambino non ha ancora completato il proprio sviluppo motorio.
È come voler insegnare la Formula 1 a chi non ha ancora imparato a guidare.
La scienza suggerisce l'opposto: prima si costruiscono le fondamenta motorie, poi si sviluppano progressivamente le competenze specifiche.
Anticipare i tempi raramente significa ottenere un vantaggio.
Molto più spesso significa limitare il potenziale futuro.
Anche gli allenatori devono interrogarsi
Il punto non è criticare chi dedica tempo e passione ai bambini.
Il punto è chiedersi se ogni proposta di allenamento sia davvero coerente con ciò che sappiamo oggi sullo sviluppo motorio.
Quando esercizi coordinativi, forza, mobilità e preparazione fisica vengono considerati "meno importanti" rispetto al pallone, il rischio è formare giovani calciatori con un repertorio motorio incompleto.
Non serve scegliere tra preparazione fisica e tecnica.
Serve capire che la tecnica cresce meglio quando il corpo è stato educato a muoversi bene.
La lezione della Norvegia
La Norvegia non rappresenta un modello perché produce un campione come Haaland.
È interessante perché ha costruito una solida e scientifica cultura sportiva che mette il bambino al centro del percorso.
L'obiettivo non è vincere il campionato Under 10.
L'obiettivo è far sì che quel bambino, dieci anni dopo, sia ancora sano, motivato, coordinato e con enormi margini di miglioramento.
Forse è proprio questa la differenza.
Noi, troppo spesso, vogliamo vedere subito il piccolo campione.
Loro preferiscono costruire prima una persona, poi un atleta e solo alla fine, se il talento lo permetterà, un grande calciatore.
Ed è proprio questa pazienza che, nel lungo periodo, può fare la differenza.
Fonte:
Bergeron M.F., Côté J. et al. (2024). IOC Consensus Statement on Elite Youth Athletes Competing at the Olympic Games. British Journal of Sports Medicine.
Bergeron M.F. et al. (2015). International Olympic Committee Consensus Statement on Youth Athletic Development. British Journal of Sports Medicine.
DiFiori J.P. et al. (2016). Early Sport Specialization Consensus Statement. American Orthopaedic Society for Sports Medicine.
Vuoi costruire davvero il potenziale sportivo di tuo figlio?
Ogni bambino ha caratteristiche, tempi di crescita e bisogni diversi. Un percorso di allenamento efficace non si improvvisa e non può essere copiato da quello di un atleta professionista.
Se desideri una consulenza personalizzata per comprendere come sviluppare al meglio le capacità motorie, atletiche e tecniche di tuo figlio, o per pianificare un percorso di allenamento basato sulle più recenti evidenze scientifiche, contattami. Insieme possiamo costruire un progetto orientato alla crescita della persona, dell'atleta e, solo dopo, del calciatore.